5 Polverosi a zonzo tra Lazio-Umbria-Abruzzo 30 maggio - 2 giugno 2026
Giorgio, Danilo, Peppe, Pierpaolo (Mangiu), Mauro ri-saltano il tirreno
Scrive Peppe:
Per la quarta volta un gruppo di Polverosi attraversa il Tirreno per esplorare i sentieri del Continente.
per me si tratta della seconda volta, anche se la prima avevo fatto quasi solo asfalto in solitaria a causa di un infortunio.
Questa volta il progetto, sapientemente predisposto da Danilo, è un anello che parte da Civitavecchia e che arriva in Umbria lambendo l’Abruzzo.
Cambia anche il periodo anticipato a fine maggio - giugno , per sfruttare il ponte del 2.
5 i partecipanti; Danilo, Giorgio, Mauro, Pierpaolo e il sottoscritto. Paolo era della partita ma defeziona all’ultimo momento.
L’imbarco è la sera del 29 maggio a Cagliari e si parte subito con un primo intoppo, Mauro ha un problema al furgone e deve fermarsi (racconterà lui) arrivando direttamente in moto in tempo per l’imbarco.
Moto sistemate in stiva e cena abbondante in nave con cibo vino e birra portato da tutti e in particolare da Mangiuffo, gli avanzi ci accompagneranno anche nei giorni successivi.
In nave facciamo amicizia con Domenico, un motociclista molto simpatico, con un KTM 1290 che si sta spostando per farsi in solitaria due giorni della motocavalcata dei 1000 sassi a Orvieto.
Lo ritroveremo sano e salvo anche al ritorno.
tappa 1, Civitavecchia Montebibicco, 176 km
Dopo pochi km di asfalto si parte subito con le stradine di campagna dietro Civitavecchia, la parte iniziale è fatta di sterrati e sentieri divertenti, in certi tratti l’erba alta copre tutto e ci si deve arrangiare a trovare il percorso, cercando di non sprofondare nelle buche, tutti abbiamo la traccia gps e possiamo permetterci di staccarci quando la polvere diventa fastidiosa.
Quest’anno abbiamo una importante novità tecnologica, ciascuno di noi ha una radio ricetrasmittente con cui può dialogare con gli altri. La cosa si è rivelata molto utile, per segnalare intoppi, bivi particolari o cancelli da chiudere.
Ci inoltriamo nei monti della Tolfa verso Vetralla e il lago di Vico, il percorso è scorrevole ma con alcuni tratti più impegnativi, in diversi punti costeggiamo necropoli etrusche sempre affascinanti.
Nel guado del fiume Mignone, abbastanza agevole da superare, Giorgio si accorge di aver bucato per colpa di un chiodo malefico.
Breve sosta per la sostituzione della camera d’aria dove ripariamo anche quella bucata che ci porteremo appresso per tutto il giro.
La tappa è lunga ci fermiamo per pranzo che abbiamo fatto solo 70 km, fa anche molto caldo, io mi tolgo del tutto il giubbotto che non userò più per tutto il giro.
Dopo esserci rifocillati ripartiamo in tromba. Aggiriamo il lago di Vico in una bella sterrata sotto bosco, siamo in una zona di colline e montagne con tanti piccoli paesini in cima alle colline.
Percorso molto bello e veloce che ci permette di macinare molti km, alternati a diversi tratti di asfalto che fanno pure piacere.
Siamo ormai in Umbria e in alcuni punti tocchiamo i 1000 metri di altitudine, facciamo diversi sentieri usati dalle mtb anche molto scassati molto divertenti arrivando su sentiero direttamente all’agriturismo di Montebibicco alle 19 passate, il paese è piccolissimo ma la struttura è molto accogliente. Ci siamo solo noi, cena abbondante e colazione sostanziosa.
L’indomani mattina sistemiamo le moto e siamo pronti per la seconda tappa, la più lunga.
tappa 2, Montebibicco, Varco Sabino 195 km
Tappa bellissima e molto panoramica tra Umbria e Abruzzo, per poi tornare nel Lazio.
E’ stato un alternarsi di sterrati scorrevoli, cime erbose un dopo l’altra e sentieri stretti coperti d’erba, mandrie di cavalli in libertà e mucche dappertutto.
Facciamo pausa caffè a Cascia in mezzo ai pellegrini e poi pausa pranzo a Borbona dove facciamo fuori anche gli ultimi avanzi della nave.
Il resto del giro è sempre notevole, in alcuni passi tocchiamo i 1500 m con panorami che si spingono fino alla Maiella e al Gran Sasso ancora innevati.
Quasi al termine facciamo sosta al lago Del Salto, ripartiamo verso l’agriturismo ma dopo poco Giorgio si accorge di non avere più la targa.
Rientriamo verso il punto di sosta controllando attentamente per cercare la targa, fortunatamente da uno dei filmati capiamo che la targa è stata persa dopo la sosta, ripercorriamo avanti e indietro il percorso senza trovarla, poi mentre siamo fermi a discutere, l’occhio di Giorgio cade in mezzo al sentiero e nota la targa capovolta, rinfrancati dal colpo di fortuna chiudiamo il giro verso l’agriturismo di Varco Sabino, già testato l’anno precedente.
Anche questa struttura si rivela accogliente, cena di buona qualità e riposo meritato.
tappa 3, Varco Sabino Nepi, 120 km
Tappa con meno chilometri, ma con tratti molto pepati.
Aggiriamo quasi subito il lago del Turano, con bei panorami con una lunga discesa dopo aver nuovamente superato i 1000 m.
Dopo il lago, inizia il tratto che dal punto di vista enduristico mi è piaciuto di più, un lungo single in salita, in parte sotto bosco, sempre sostenuto ma con grip ottimo. Arriviamo in cima con una sequenza di passaggi su roccia e pietre in cui non bisognava mollare il gas.
Dopo la lunga discesa inizia una serie di sterrate alternate all’asfalto, siamo in Sabina e la strada si fa pianeggiante.
Poco prima di passare il Tevere ci fermiamo a pranzo, dove un arrosto misto richiede il nostro impegno per essere finito.
Subito dopo oltrepassiamo il Tevere e lo costeggiamo a lungo su belle sterrate, la polvere si fa sentire e cerchiamo di distanziarci.
In una di queste sterrate mi si intraversa la moto e cado, mi prendo una storta alla caviglia, ma fortunatamente niente di grave
Nella parte finale facciamo un bel percorso nel parco della Valle del Treja, in mezzo al bosco su bei sentieri, troviamo uno dei ponticelli portato via dal torrente, perciò, dobbiamo superare il letto fangoso con scivolamenti nel fango viscido in cui ci siamo molto divertiti.
L’ultima notte la passiamo in un curioso motel a Nepi, affianco alla via Cassia.
La struttura è ferma agli anni 70 ma per noi va più che bene, sistemiamo le moto, cena e nanna.
Ultima tappa Nepi Civitavecchia 85 km
Tappa volutamente corta per consentirci di rientrare senza stress.
La prima parte passa sopra il lago di Bracciano, tra colline e paesini, con qualche tratto in asfalto.
Nei pressi delle terme di Stigliano troviamo l’unico intoppo che ci costringe a deviare la traccia, dobbiamo superare un fiumiciattolo, ma tutti gli accessi erano bloccati da cancelli e reti, proviamo qualche alternativa, ma inutilmente, perciò decidiamo di bypassare questa zona, arriviamo a Tolfa dove riforniamo e mangiamo in una trattoria.
Ripartiamo con qualche km di asfalto fino a riprendere la traccia, ormai siamo nei percorsi dell’andata, velocemente arriviamo a Civitavecchia, dove riusciamo anche a lavare le moto.
Imbarchiamo tra i primi, notte tranquilla in nave e sbarco a Cagliari alle 11 dove facciamo le ultime foto e ci salutiamo.
Considerazioni finali, è stato un giro bellissimo, mai noioso, anche i tratti di asfalto erano ben intervallati, uno dei pochi giri così lunghi in cui non siamo stati costretti a tagliare il percorso. Il fatto di avere avuto tutti le tracce e l’uso delle radio ci ha permesso di distanziarci tranquillamente, ognuno andava al suo passo senza dover aspettare più di tanto.
Per me si trattava di una ripresa dopo lunghi mesi di fermo, devo dire che alla partenza, avevo timore di trovarmi in difficoltà e di non godermi il giro, visto che nelle poche uscite di quest’ultimo anno non riuscivo a trovarmi a mio agio in moto.
Invece è stata una piacevole sorpresa, sin da subito ho ritrovato il feeling con la moto, anche nei passaggi più complicati, in pratica mi è ritornata la voglia dell’enduro e sono molto contento di ciò.
Un grandissimo grazie ai compagni d’avventura che sono stati fantastici, mai un problema in nessuna situazione, solo sorrisi e divertimento continuo.
Non so se ritorneremo dall’altra parte del mare, ma secondo me, questo format si potrebbe replicare anche in giri in Sardegna magari puntando al nord
Scrive Danilo (DRZ)
E già, stavolta ci siamo riusciti, abbiamo completato il giro senza tagliare su asfalto per spalle doloranti, il buio che incalza, frizioni fuse, incidenti stradali etc etc, per i dettagli leggere i report delle scorse edizioni.
Gli intoppi non sono mancati, Nella prima tappa Peppe ha perso la radio, ritrovata. Mauro ha avuto piccoli problemi con alimentazione, riparati. Giorgio buca la ruota posteriore, cambiata la camera. Mangiu rompe i cavo alimentazione gps, comprati 5 kg di batterie e poi targhe ritrovate, cavalletti rotti, giubbotti tritati dalla ruota, suole di stivali scollate, cavi conta chilometro farlocchi …. in somma, tutta roba che fa parte del gioco.
Nonostante fosse la mia quarta volta ho percorso nuovi sentieri, bello pepato e lungo quello tra San Gemini nord e la borgata di Polenaco … oppure i passaggi in quota della seconda giornata, tra Cascia e Posta o prima di Rocca di Corno… Unico neo della traccia si è palesato nell’ultima tappa, quella che ci riportava a Civitavecchia. Un complesso termale ha chiuso tutte le strade con cancelli e catene…
E’ stato comunque divertente il tentativo, fallito, di aggirare l’ostacolo, ci siamo infilati in una vecchia mulattiera facile a scendere meno da risalire. Abbiamo comunque ripreso l’off road poco più a valle senza compromettere il giro.
Con Peppe, Giorgio e Mangiu l’intesa è stata facile e con Mauro, prima volta con noi in queste scorribande, è bastato pochissimo tempo per entrare in modalità polverosi ichnusa … ottimo endurista e gran simpaticone.
Menzione speciale al mio fido destriero, il drz non si smentisce mai… è andato alla grande e promuovo pure le mousse a palle mister wolf … dopo 650km di grip perfetto sembrano ancora buone.
Mi sono veramente divertito. Ora superiamo l’estate e poi vedremo cosa mettere in pentola.
Scrive Mauro
Dopo aver sperimentato la divertente 2 giorni di Tonara lo scorso anno, mi sono lasciato tentare dalla 4 giorni continentale proposta da Danilo. Un po' dubbioso su ciò che avrei trovato in quella zona che reputavo "meno selvaggia" e comunque sicuramente meno interessante della Sardegna, comunque, al forno e ora prestabiliti, carico la moto sul furgone, in quanto partendo da Villasimius avrei altrimenti dovuto fare un gran pezzo asfaltato e mi avvio verso Cagliari accompagnato dalla moglie che avrebbe poi riportato indietro il furgone. Non so se per i 430k km o se ho "dimenticato" di aggiungere olio, nella periferia di Cagliari il povero trafic cede di schianto. Riesco miracolosamente a infilarmi in una piazzola, momento di panico, poi riorganizzo le idee. Traghetto in partenza tra 1 ora scarsa, chiamo carro attrezzi, scarico la moto mi imballo come posso di tutto il bagaglio, perché ovviamente non ero vestito da moto, avendo pianificato di arrivare con calma al porto e organizzarmi li. Abbandono Sara con il furgone (che sarà x fortuna recuperato rapidamente) e mi lancio destinazione porto con lo zaino strapieno di ginocchiere, protezioni e quant’ altro, pantaloni corti e stivali, non so cosa potevo sembrare. Ovviamente l'accordo era di arrivare pieni al porto x essere pronti il giorno dopo, quindi taglia da benzinaio e arrivo all’ imbarco dove stavano caricando le ultime auto, salgo e mi unisco alla truppa felice di essere riuscito a sfuggire al primo colpo di sfiga.
Avevo già conosciuto tutto il gruppetto in parte all' uscita di Tonara in parte qualche giorno prima, mi rendo conto con disappunto che c'è una defezione, dato che come riferimento, visti gli scambi abituali su whatsapp, ho i nomi che appaiono scritti sotto il numero di telefono, mi viene quasi naturale citarlo così: Matagatzu!
Comunque trascorriamo una piacevole serata a bordo dove Mangiu ci fa conoscere un fantastico nepente. Arrivati a Civitavecchia partiamo subito per la campagna, conoscevo la tolfa di fama grazie a vecchie reminiscenze di fuoristrada.it. E’ stato molto bello constatare che era molto meglio di quanto avevo pensato. Peppe ha ben descritto tutto il tragitto, quindi non ripropongo dettagli se non per aggiungere. Nell'ultima giornata, ormai ad una manciata di km da Civitavecchia, dopo il pranzo a Tolfa, ci siamo avviati tranquillamente, ma ad un certo punto, non so se mi è sfuggito qualcosa, non ho sentito il colpo di pistola, c'è stato uno start e nell'avanguardia, mangiu e Danilo, sono partiti a bombazza. Il tempo di capire cosa era successo ed erano scomparsi, a quel punto mi sono gettato all’ inseguimento, ma in pratica ho raggiunto i due infoiati solo quando eravamo in vista del mare, dove mi sono fermato a scattare una foto. Personalmente, oltre a questo finale pepato, ho apprezzato molto la giornata passata in cresta sulle colline nei paraggi del gran Sasso e mi sono divertito veramente tanto, al punto di perdermi con il gruppo, sul monotraccia situato tra varco sabino e la tappa successiva.
Bellissimi panorami direi a tratti entusiasmanti, la compagnia è stata spumeggiante, quindi in conclusione, esperienza da ripetere appena possibile.
Grazie a tutti i compagni di viaggio.
E ora alcuni video
Giusto un'ultima nota per ringraziare tutte le persone incontrate, sempre gentilissime, simpatiche e disponibili, :-D .......